Prime Esperienze
Il Tecnico della Caldaia.
Lucienk
10.06.2026 |
729 |
2
"La caldaia funzionava, la casa era calda, ma noi eravamo scossi, distrutti e terribilmente consapevoli di aver infranto un patto sacro per il piacere di un estraneo..."
Sabato pomeriggio. Un colpo secco, poi il silenzio gelido della caldaia in blocco. Fuori la neve imbiancava tutto e l’aria dentro casa diventava sempre più tagliente. Dopo una serie di telefonate disperate, un tecnico rispose e, in trenta minuti, era già alla porta. Si mise al lavoro con una sicurezza che ci lasciò spiazzati: "Siete fortunati, ho il pezzo nel furgone, in un paio d'ore sistemo tutto".Mentre trafficava con i cavi e gli attrezzi, lo osservavamo in silenzio. Quando finì, il calore iniziò a tornare, ma il conto finale fu una doccia gelata. "È il minimo, non posso scendere di un centesimo", disse guardandoci negli occhi. Avevamo solo 300 euro, una cifra ridicola per il suo intervento. Presa da un impulso sfacciato, mi avvicinai a lui, lasciando che il mio sguardo scivolasse sul suo corpo: "Sei un bel ragazzo, che ne dici di uno sconto in cambio di un po' di piacere?". Mio marito rimase immobile, lo sguardo sospeso tra lo shock e una cupida curiosità. Il tecnico sorrise, un sorriso sporco, da predatore. "È un'idea interessante. Ma non mi basta solo la moglie. Voglio voi due. Voglio vedere fin dove arriva la vostra devozione".
Senza una parola, accettammo. La camera da letto divenne il teatro di un’oscurità condivisa. Nudi, tre corpi che cercavano solo il piacere. Mi inginocchiai davanti a loro, pronta a prenderli in bocca, ma lui mi bloccò con una mano ferma: "No, voglio un pompino anche da tuo marito". Mio marito, con il volto segnato da un misto di umiliazione e desiderio proibito, si inginocchiò. Quello che seguì fu una danza degenerata di sottomissione.
Iniziammo un pompino doppio, frenetico, carnale. Le nostre bocche si muovevano in sincronia, le lingue che esploravano ogni centimetro, mentre lui ci guidava con gesti bruschi, imponendo la sua volontà. "Sì, così... che troia tuo marito mentre lecca", ringhiava, spingendo le nostre teste verso il basso. Il sapore del piacere altrui, di saliva e desiderio, si fondeva col nostro. Poi mi fece stendere sul letto, ordinando a mio marito di leccarmi la figa mentre lui si posizionava dietro per leccargli il culo. Quando finalmente mi venne sopra, la sua spinta fu brutale; mentre lui mi sfondava con ritmo animalesco, la lingua di mio marito martellava il mio clitoride, leccando anche il cazzo e la mia figa bagnata. "Voglio incularti", gridò, reclamando il corpo di mio marito.
"Ora tocca a te", gli ordinò, spingendolo a quattro zampe. Fu una visione devastante: mio marito, umiliato, con le natiche al vento mentre il tecnico si preparava. Versò una dose abbondante di gel che colava lungo le cosce, rendendo tutto sudicio. Quando entrò, fu un colpo secco. Un urlo di dolore, subito zittito: "Zitta cagna, che poi ti piace prenderlo in culo". Il rumore dei corpi che si scontravano, lo schiocco umido della carne, il respiro affannoso di mio marito che chiedeva pietà per poi supplicarne ancora. Io ero lì, a pochi centimetri, ad assistere al possesso di mio marito, col suo culo in alto, dilatato con una violenza che non avevamo mai osato immaginare. Godeva come una troia.
Il finale fu una tempesta. Mi misi a pecora vicino a lui e il tecnico alternò le spinte, passando dal mio canale stretto a quello di mio marito in un groviglio di membra che avevano perso ogni dignità. "Voglio che lui sborri, e voglio che tu lo guardi mentre lo fai godere", mi ordinò. Mi misi a cavalcioni su mio marito, cavalcandolo mentre la mia bocca scendeva dritta sul membro del tecnico. Sentii mio marito irrigidirsi: "Vengo, godi, sì, sborrami dentro!". Raggiungemmo l'orgasmo simultaneamente in un'esplosione di sensi. Il tecnico girò nuovamente mio marito e lo penetrò ancora, esplodendo dentro di lui: "Sì, sborra dentro, porco!", urlava mio marito sentendo il suo seme inondarlo.
Pulimmo ogni traccia con una sottomissione che rasentava il fanatismo. Lui uscì di casa senza voltarsi, lasciandoci lì, svuotati, tra le lenzuola stropicciate e l'odore acre del sesso che ancora impregnava l'aria. La caldaia funzionava, la casa era calda, ma noi eravamo scossi, distrutti e terribilmente consapevoli di aver infranto un patto sacro per il piacere di un estraneo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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